Almeno da adulta, quando  può  pesare 100-150 kg  e può contare su una corazza inespugnabile, la tartaruga caretta non ha praticamente predatori naturali,  eccetto forse lo squalo bianco (Carcharodon carcharias).  In realtà il vero nemico della specie è l’uomo con le sue molteplici attività ad eccessivo  impatto sul mare, come l’intensa cementificazione delle coste, quelle italiane in particolare, che grava sulla delicata fase della riproduzione: sempre più spesso una femmina, che torna per deporre nella spiaggia natia dopo 25 anni, non trova più le condizioni ecologiche adatte e talvolta nemmeno l’arenile! Nel  Mediterraneo – ne sono state vittime le nostre 8 amiche tartarughe – le minacce più frequenti sono principalmente  costituite  da catture accidentali in attrezzi da pesca, come le strascicanti, le reti da posta,  i palangari (coffe) sia di fondo sia derivanti (lunghi anche diversi chilometri). A queste si aggiungono le collisioni  con imbarcazioni, che provocano traumi spesso non curabili, e l’ ingestione di ami, lenze e rifiuti abbandonati tra cui le buste di plastica:  quest’ultima minaccia, facilmente superabile grazie semplicemente a un senso civico da parte di tutti, è  la causa di problemi di salute o di morte di ben il 70% degli esemplari salvati presso la Stazione Zoologica di Napoli .

Nel recente aggiornamento (maggio 2013) della Lista Rossa IUCN (International Union for Conservation of Nature), che da 60 anni rappresenta il più completo inventario, stilato da un’equipe di esperti, del rischio d’estinzione delle specie a livello globale,  la caretta in Italia è ancora, come nel 2000, nell’elenco Endangered (in pericolo): corre cioè il rischio d’estinzione nel breve o medio termine,  valutato in base alla stima della popolazione riproduttiva dei mari italiani. E come è noto, estinzione è per sempre: una perdita  che non potrà mai più essere colmata,  dal prezzo incalcolabile non solo per la scomparsa della specie in sè, capolavoro irripetibile dell’evoluzione biologica ma anche perché con essa scompare un altro tassello del complesso mosaico ecologico, motore dell’ equilibrio dell’ambiente marino, che solo se in salute potrà continuare a fornire risorse  all’uomo. 

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