La Tenuta Presidenziale di Castelporziano copre una superficie di 5.892 ettari e dista 24 chilometri dal centro di Roma. Si estende fino al litorale ed è delimitata in parte dalla via Cristoforo Colombo

e dalla strada statale Pontina, in parte dalla strada statale che da Ostia conduce ad Anzio. La Tenuta presenta la maggior parte degli ecosistemi tipici dell’ambiente mediterraneo. Procedendo dal mare verso l’entroterra si incontrano in sequenza: un’ampia zona di spiaggia incontaminata; dune recenti sabbiose con piante pioniere e colonizzatrici; dune antiche consolidate con zone umide retrodunali e aree a macchia mediterranea bassa e alta, con specie verdi e aromatiche. Il bosco planiziario di querce rappresenta l’ultimo esempio rimasto di quelle vaste superfici forestali e di boschi umidi che, nell’antichità, si estendevano sino alla costa. Alle diverse varietà di querce – farnia, farnetto, cerro, leccio, sughera, crenata – si affiancano altre specie: pioppi, frassini, ontani, aceri e carpini.

Il sottobosco è particolarmente ricco degli arbusti tipici della macchia: ginepro, mirto, lentisco, erica, cisto, corbezzolo, ginestra, alloro, fillirea, smilace. Recenti ricerche hanno permesso di individuare

oltre 1.000 specie botaniche. Il pino domestico, che pure è stato introdotto in epoca storica, rappresenta elemento fondamentale e tipico del paesaggio. I boschi si alternano a radure e praterie naturali, con esemplari di alberi ultracentenari. Di particolare interesse sono le cosiddette “piscine”, pozze d’acqua naturali ultime tracce dell’antica presenza di ambienti umidi e di boschi allagati che si stendevano sino alla pianura pontina.

Notevole è la popolazione di cinghiali, che rappresenta l’ultimo nucleo di individui del tipo cosiddetto maremmano presente nell’area romana, e daini, caprioli e cervi. Presenti anche altre specie di mammiferi come la lepre, la martora, la faina, il tasso, la volpe, l’istrice, il riccio. Molte anche le specie di uccelli, sia stanziali che migratori, che trovano rifugio nella tenuta. Tra i residenti stabili, i picchi di varie specie, la ghiandaia, i rapaci diurni (molto diffusa la poiana) e notturni come la civetta, l’allocco, il barbagianni. Tra gli uccelli di passo, oltre a numerosi trampolieri, anatidi e limicoli, tutti attirati dalle zone umide, la tortora, il colombaccio, il rigogolo, la beccaccia e, di notevolissimo interesse, il nibbio bruno che qui nidifica in colonie relativamente numerose.

All’interno della Tenuta vengono allevati e accuditi da esperti butteri equini e bovini di razza maremmana, quasi in via di estinzione. 

Le dune di Castel Porziano

Le dune sono rilievi sabbiosi che si accumulano sulla costa grazie all’azione dei venti. Normalmente si sviluppano parallelamente alla costa con i sedimenti portati in mare dal Tevere che vengono poi distribuiti dal mare stesso su tutta la costa. La nascita di una fitta vegetazione blocca l’avanzamento del fenomeno erosivo. La macchia mediterranea che cresce sulla duna costiera è una formidabile difesa naturale contro l’erosione marina: man mano che ci si allontana dalla riva, la vegetazione cresce in altezza e si sviluppa in veri e propri boschi. Gli interventi di bonifica dei terreni retrodunali e la creazione di una rete di canali, oltre agli impatti diretti sui cordoni dunali, quali l’urbanizzazione e la creazione di strade costiere, hanno dato il via alla distruzione delle dune e della vegetazione.

Oggi delle dune che un tempo bordavano tutto il litorale romano rimane testimonianza solo nella zona di Capocotta e Castel Porziano grazie anche agli Uffici Naturalistici alle dipendenze del Quirinale.

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