I viaggi solitari delle caretta su e giù per il Mediterraneo si interrompono tra giugno e luglio, quando ha inizio il periodo riproduttivo. Maschi e femmine, allora, si radunano nelle zone costiere in prossimità delle spiagge dove con molta probabilità sono nati e che riescono a ritrovare dopo  migrazioni anche di migliaia di km. Questo eccezionale “fiuto” per i luoghi natii deriva dalla capacità,  che hanno  da quando sono appena nate, di immagazzinare prima gli odori del nido e poi particolari tracce olfattive captate nelle correnti marine. Come dimostrato da recenti studi genetici la popolazione mediterranea di Caretta caretta è geneticamente separata da quella atlantica,  nonostante questa si introduca nel Mediterraneo (dati Ispra, 2012). L’accoppiamento avviene in acqua, con il  maschio che si aggrappa saldamente alla corazza della femmina con le unghie a uncino delle pinne anteriori. Ogni femmina viene fecondate da diversi maschi, conservandone il seme  per le successive nidiate della stagione (a intervalli di 10-20 giorni)  e attende qualche giorno nelle acque calde e poco profonde il momento più adatto per  recarsi sulla spiaggia a deporre le uova: unico caso nella sua vita in cui abbandona il mare. Da diversi anni è sempre più difficile per mamma tartaruga indovinare quale sia il momento giusto: persone, luci, rumori  invadono ormai quasi 24 ore al giorno le spiagge, affollate proprio in questi mesi, disturbando il suo faticoso e lungo lavoro.

Deporre le uova, infatti, non è cosa da poco: occorre scegliere il punto adatto sulla spiaggia e scavare alla giusta profondità, se si vuole garantire la schiusa, che dipende da fattori quali temperatura, umidità e granulometria della sabbia: questa è una questione che le femmine “sanno” per istinto da centinaia di milioni di anni, ma non possono aver ancora acquisito la capacità di far fronte all’invadenza umana. Giunta, con una certa fatica, sul punto prescelto, scava con le pinne posteriori  una buca profonda  circa 50 cm e  depone le uova,  ricoprendola con cura e spianandola,  per garantire  una temperatura d’incubazione costante e per nascondere ogni traccia ai predatori naturali; spesso per depistarli la femmina  scava un finto nido accanto a quello reale. Le uova, da 80 a 100, sono simili a palline da ping-pong  e dal guscio morbido. E’ infatti il calore del sole, penetrando nella sabbia,  a “covarle”  e la loro distanza dalla superficie determinerà il sesso dei nascituri: le uova più in superficie,  sottoposte a maggior calore, daranno femmine; quelle più in profondità, produrranno maschi.

 

 

 

 

 

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